L’UNIONE SARDA – MINACCIATI DAL PETROLIO – MERCOLEDÌ 23-08-1995

Mercoledì 23 agosto 1995
Da due anni nessun controllo sulle cisterne Dal golfo Persico a Gibilterra, in andata o in ritorno, la tappa è obbligata: tutte le petroliere che attraversano il canale di Suez passano al largo delle coste della Sardegna Sardegna . Il rischio-inquinamento è reale.Non soltanto in caso di incidente nelle acque che bagnano l’Africa: basta che una nave decida, contro legge, di scaricare le acque di sentina in mare aperto ed ecco che, quando spira lo scirocco, si sporca lo specchio d’acqua sui cui si affaccia il Golfo degli Angeli. Fino alla maestralata che tutto porta via.Eppure a Cagliari non esiste un centro attrezzato per le emergenze. Dice il comandante della Capitaneria di porto, Italo Caricato: «Al sud della Sardegna si registra il maggior traffico di prodotti petroliferi: tutte le navi da carico dirette verso il golfo Persico passano a 80 miglia dalle nostre coste.«Si tratta di milioni di tonnellate di petrolio. Per farsi un’idea basta pensare che la sola Saras di Sarroch ogni anno trasporta qualcosa come diciannove milioni di tonnellate di petrolio. Se dovesse succedere un qualunque incidente lungo la costa nord-africana, quando soffiano i venti meridionali arriverebbe tutto qui.«Per questo motivo Cagliari dovrebbe avere un centro antinquinamento efficiente, molto attrezzato. Serve innanzitutto il Pac per il controllo del traffico mercantile.«Si tratta di un sistema di radar in grado di fornire istante per istante la posizione della navi. Così, in caso di necessità, il centro operativo potrebbe anche decidere il cambiamento di rotta. Attualmente questo sistema esiste soltanto a Livorno dove è stato organizzato dopo l’incidente, avvenuto in porto, tra una petroliera e la nave passeggeri Moby Prince».Fino a qualche anno fa l’antinquinamento era organizzato decisamente meglio: il ministero della Marina mercantile nel 1985 aveva firmato con un consorzio di imprese, la Rti Castalia, una convenzione per garantire il servizio lungo tutte le coste italiane.La convenzione è scaduta nel 1993. Da allora non ci sono più i mezzi che vanno per mare a fare opera di prevenzione e ad aggiornare la banca dati di Roma Roma . In Sardegna il consorzio Castalia era rappresentato dalla ‘Rimorchiatori sardi’: la società aveva acquistato due imbarcazioni che attualmente sono in disarmo. «La convenzione non è stata rinnovata», spiega il comandante Caricato, «perché la Corte dei Conti ha avuto da ridire sul fatto che il servizio antinquinamento fosse affidato ai privati. Secondo i giudici contabili l’amministrazione deve avere dei mezzi propri. Siccome non li aveva è stato deciso di costruirli. Chiaramente ci vuole tempo. Sarebbe stato opportuno, secondo me, nell’attesa del varo delle nuove navi, mantenere la convenzione con i privati. Attualmente il ministero della Marina mercantile dispone di 4 ‘pattugliatori’ che sono stati attrezzati per l’antinquinamento».Per quel che riguarda la situazione nel porto e nella rada di Cagliari, il servizio è affidato alla società Battellieri spa. Alla quale ricorre, tra gli altri, la Saras quando ha problemi: l’impianto di Sarroch ha mezzi navali propri ma sono piccoli e insufficienti. La società Battellieri, comunque, agisce sotto il comando della Capitaneria di porto. Che fissa perfino le tariffe per gli interventi.Quest’anno nel golfo di Cagliari si sono verificati sei incidenti in grado di provocare un inquinamento in mare. Negli altri porti della Sardegna, invece, non è successo nulla. L’anno nero per l’isola è stato il 1992 quando negli approdi sardi sono stati registrati 24 incidenti.«Attualmente l’attività di prevenzione l in Sardegna è affidata ai centri operativi periferici: sono sei in tutta Italia. Quello di Cagliari fa da supporto alle direzioni marittime di Olbia e Portotorres. Il responsabile è il comandante Vincenzo Marrazzo.«Qui a Cagliari», aggiunge il comandante della Capitaneria, «è in previsione l’arrivo di elicotteri per la vigilanza, il soccorso e l’antinquinamento. Noi, per adesso, proseguiamo con le attività di controllo di tutte le navi mercantili: ogni imbarcazione che ormeggia in porto deve mostrarci il registro degli idrocarburi. Noi verifichiamo che sia fatto a terra lo scarico a terra delle acque di sentina che, peraltro, deve essere documentato».L’inquinamento possibile non è soltanto quello provocato dall’incidente occorso a una petroliera in transito: ci sono anche quelli provocati da scarichi diretti in mare delle industrie e da rifiuti di insediamenti civili, quelli legati alle operazioni commerciali delle navi, come la pulizia delle cisterne del carico o le operazioni di zavorra, quelli dovuti al versamento in mare di sostanze inquinanti a seguito di avarie, incidenti, affondamento.La materia è regolata da un serie di norme severissime: nessun rifiuto, per esempio, può essere scaricato in mare salvo alcuni casi espressamente previsti (come quello della ricerca scientifica).La più importante delle convenzioni per il trasporto marittimo è la ‘Marpol 1973’ che regolamenta la costruzione della navi adibite al trasporto di prodotti tossici nocivi per l’ambiente marino ed emana norme relative al controllo dell’inquinamento da idrocarburi, prodotti chimici liquidi, sostanze nocive in colli cisterne, acque di scarico delle navi, rifiuti solidi prodotti dalla navi.M. Francesca Chiappe
la mappa delle rotte seguite dalle petroliere che solcano il mediterraneo.
Fonte: lunione sarda